Esegesi di BETTY, testo tratto da L’amore e la violenza (2017), dei BAUSTELLE

Di Valentina Allori e Anita De Luisi

 

“Manda messaggi al mondo quando le va di uscire”:  storia di Betty che, come tanti giovani d’oggi, per non sentirsi sola si rifugia nei paradisi artificiali delle nuove tecnologie.

Betty è succube di se stessa ma anche del mondo, in quanto è incapace di sottrarsi ad ogni tipo di dipendenza. Del resto, “Che cos’è la vita senza, Una dose di qualcosa? ” o che ‘’Si fa prendere e lasciare, si fa vendere e comprare’’, accettando passivamente qualunque tipo di proposta, anche la più insostenibile, fino a divenire essa stessa oggetto di violenza.

‘’Ha talento, sa ballare con l’amore e la violenza’’: vorrebbe veder avverati i propri sogni ma è prigioniera del male di vivere e della frustrazione di sentirsi incompresa.

La dipendenza è un tentativo di fuga dalla realtà che la perseguita ed è, forse, l’unica costante della sua vita.

Il testo è intenso e profondo ed è ricco di sensibilità e dice grandi verità sui problemi della nostra società.

Riusciremo noi ‘’Betty’’ a liberarci e a vivere da protagonisti il futuro che ci attende?

TESTO DELLA CANZONE
Ride quando la tocchi
Finge quando sorride
Manda messaggi al mondo
Quando le va di uscire
Che bel profilo e quante belle fotografie
Betty è bravissima a giocare
Con l’amore e la violenza
Si fa prendere e lasciare
Che cos’è la vita senza
Una dose di qualcosa, una dipendenza?
Betty ha talento, sa ballare
Con l’amore e la violenza
Vive bene, vive male
Non esiste differenza
Tra la morte di una rosa e l’adolescenza
Come la foglia al vento
Trema l’Europa unita
Parli di Elisabetta
Temi per la sua vita
Che sfida il buio come una fine di galleria
Betty è bravissima a giocare
Con l’amore e la violenza
Si fa prendere e lasciare
Che cos’è la vita senza
Una dose di qualcosa, una dipendenza?
Betty ha talento, va a ballare
Con l’amore e la violenza
Vive bene, vive male
Non conosce differenza
Tra il fiorire di una rosa e la decadenza
Piove su immondizia, tamerici
Sui suoi cinquemila amici, sui ragazzi e le città
Tanto poi ritorna il sole
Betty è bravissima a giocare
Con l’amore e la violenza
Si fa vendere e comprare
Che cos’è la vita senza
Una dose di qualcosa, una dipendenza?
Betty ha sognato di morire, sulla circonvallazione
Prima ancora di soffrire, era già in putrefazione
Un bellissimo mattino, senza alcun dolore
Senza più dolore
Testo di Betty © Sony/ATV Music Publishing LLC

 

 

 

 

 

ortografìa

Fonte Wikipedia.

 

1. Definizione

Il termine ortografia (dal gr. ortographía, comp. di orthós «retto, corretto» e –graphía «scrittura») identifica l’insieme delle convenzioni normative che regolano il modo di scrivere una lingua considerato corretto in un dato momento storico (cfr. Serianni 2008: 5). In grammatica, l’ortografia è l’impiego corretto dei segni grafematici (lettere e combinazioni di lettere) e paragrafematici (interpunzione e segni come virgolette, trattini, ecc.) propri della scrittura di una lingua (➔ grafemi; ➔ alfabeto; ➔ grafia; ➔ digramma).

Fonte Treccani.

Intervista a Enrico Remmert

Enrico Remmert ha esordito nel 1997 con Rossenotti, pubblicato da Marsilio, casa editrice con la quale ha pubblicato anche i romanzi La ballata delle canaglie (2002) e Strade bianche (2010), la recente raccolta di racconti La guerra dei Murazzi e, a quattro mani con Luca Ragagnin, Elogio della sbronza consapevole, Elogio dell’amore vizioso e Smokiana. […]

via Intervista a Enrico Remmert, autore de LA GUERRA DEI MURAZZI – Professione scrittore 25 — VITA DA EDITOR

Dal libro al film

La guerra dei cafoni, regia di Davide Barletti, Lorenzo Conte

Selezione Premio Strega 2008

Da questo romanzo il film prodotto da minimum fax media e diretto da Lorenzo Conte e Davide Barletti, presentato ai festival di Roma, Rotterdam, Copenhagen, Pechino, Bari, Monaco di Baviera, Buenos Aires, Open Roads, di New York e Monaco di Baviera e in attesa dei festival di Annecy, Tolosa, Amsterdam, Canton, Mosca e Siviglia

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Estate 1975. In un villaggio della costa salentina si rinnova la guerra che oppone i ragazzini benestanti ai figli dei pescatori, dei pastori, dei contadini: i cosiddetti cafoni. A dichiarare e alimentare questo conflitto è il quattordicenne capo dei signori, che fa Angelo di nome, ma che nel soprannome porta il segno del campione e della perfidia: Francisco Marinho (rapinoso calciatore brasiliano dell’epoca), altrimenti detto il Maligno. Ossessionato dall’odio per i cafoni, Francisco Marinho combatte in nome dell’ordine sociale, della divisione di classe, della continuità storica. Ma quando, per un tragicomico equivoco, nella sua visione del mondo subentra una punta di compassione – o forse di affetto, o forse di amore – verso una giovane cafona, la separazione tra il bene e il male comincia a offuscarsi. Intorno a lui, i sintomi di una stagione nuova: dove il prestigio o la disgrazia dell’essere cede il passo all’arroganza dell’avere. La guerra dei cafoni non sarà più scontro tra i ranghi che ribadiscono la propria natura, ma lotta di conquista, arrampicamento, disordine collettivo e interiore. Metafora, attraverso un microcosmo di ragazzini indemoniati, del cambiamento collettivo che inquegli anni trasfigurò il nostro paese, il nuovo libro di Carlo D’Amicis è poema cavalleresco e satira sociale, romanzo di formazione e divertissement pulp, tragedia dell’antica borghesia e commedia dell’Italia moderna.

* Dal sito dell’editore minimumfax

 

Film con dialoghi in barese

Oltre alla Guerra dei cafoni (2017), film tratto dal romanzo omonimo di Carlo D’amicis (regia di Davide Barletti e Lorenzo Conte), è possibile ravvisare altri esempi di  sceneggiature in cui sono ben presenti dialoghi in gergo barese; tra questi ricordiamo Tutto l’amore che c’è (1999) di Sergio Rubini, Lacapagira (1999) e Mio Cognato (2003), entrambi di Andrea Piva.

F.D.

 Tutto l’amore che c’è (1999)

 

Lacapagira (1999)

 

Mio Cognato (2003)

Come scrivere con stile, di Kurt Vonnegut

Come scrivere con stile è l’articolo scritto da Kurt Vonnegut nel 1980 per una rivista dalla quale non ci si aspetterebbe mai un articolo del genere: «Transaction Professional Communication». L’articolo, che si snoda per due pagine di utili consigli, è dedicato a ogni tipo di “scrittore”, non solo romanzieri.

In otto punti ben focalizzati, Vonnegut riassume le caratteristiche chiave che una scrittura precisa, ma allo stesso tempo personale, deve avere per essere d’effetto.

Il primo consiglio recita: «Scegli un argomento che ti interessa: Trova un argomento che ti interessi e che in cuor tuo senti possa interessare anche ad altri. È questo genuino interessamento, e non i tuoi giochi con la lingua, il più convincente e seducente elemento del tuo stile». Per poi subito rettificare col secondo punto: «Non ti dilungare, però: Non mi dilungherò su questo punto».

Di seguito a tanta sarcastica concisione segue il terzo punto, che di gran lunga è quello più interessante: «Sii semplice: per quanto riguarda l’uso della lingua: ricorda che i due grandi maestri della lingua inglese, William Shakespeare e James Joyce, scrivevano frasi che rasentavano lo stile di un bambino proprio quanto più l’argomento era profondo. «Essere o non essere?», domanda l’Amleto di Shakespeare. La parola più lunga è di sei lettere. Joyce, nel pieno della sua vivacità, sapeva mettere insieme un periodo intricato quanto una luccicante collana appartenuta a Cleopatra, eppure, uno dei periodi che adoro di più della sua prosa si trova nel racconto Eveline: «Era stanca». E a quel punto della storia, nessun’altra parola saprebbe spezzare il cuore di un lettore come queste due parole. La semplicità della lingua non è solo da rispettare, ma è forse persino sacra. La Bibbia apre con un periodo forse riferibile a un vivace quattordicenne: «All’inizio Dio creò il cielo e la terra».

Un altro punto sicuramente degno di nota e che colpisce per il modo in cui viene argomentato, è il quinto: «Sii te stesso: il più naturale stile di scrittura che si possa avere è quello più legato al modo di parlare che echeggia ciò che ascoltavi da bambino. L’inglese era la terza lingua di Conrad, e ciò che rende il suo inglese così vivace era senza dubbio l’insieme delle sfumature derivanti dalla sua prima lingua – il polacco. Fortunato è infatti lo scrittore cresciuto in Irlanda, dal momento che l’inglese parlato in quel luogo è così piacevole e musicale. Io sono cresciuto a Indianapolis, dove un dialogo comune suona come una sega a nastro che taglia un lamiera, e fa uso di un vocabolario tanto ornamentale quanto lo potrebbe essere una chiave inglese. […] Tutte queste varietà di parlato sono meravigliose, così come lo sono le varietà di farfalle. Non importa quale sia la tua prima lingua, ma dovrai sempre farne tesoro per il resto della tua vita. Se non è l’inglese standard, il risultato è generalmente qualcosa di delizioso, come una bella ragazza con un occhio verde e uno blu. Ho scoperto che mi sento sicuro dei miei propri scritti e che anche gli altri sembrano essere più fiduciosi circa i miei scritti, quando le mie parole suonano come una persona di Indianapolis, che in fin dei conti è ciò che sono. Che altre alternative ho?»

E questo sembra essere il più semplice ma allo stesso tempo più complicato consiglio che lo Kurt Vonnegut potesse dare per indicare come scrivere con stile. Essere se stessi.

 

http://www.sulromanzo.it/blog/come-scrivere-con-stile-kurt-vonnegut

 

Gli 8 suggerimenti di Kurt Vonnegut per scrivere un racconto

1.      Usa il tempo di un perfetto sconosciuto in modo tale che lui o lei non senta di averlo sprecato.

2.      Da’ al lettore almeno un personaggio per il quale possa fare il tifo.

3.      Ogni personaggio dovrebbe volere qualcosa, anche solo un bicchiere d’acqua.

4.      Ogni frase deve fare una di queste due cose: rivelare un personaggio o far proseguire l’azione.

5.      Inizia il più vicino possibile alla fine.

6.      Sii sadico. Non importa quanto i tuoi personaggi principali siano dolci e innocenti, fa in modo che gli accadano cose terribili così il lettore può vedere di che pasta sono fatti.

7.      Scrivi per dare piacere a una sola persona. Se apri una finestra e fai l’amore col mondo, per così dire, la tua storia si ritroverà con una polmonite.

8.      Da’ ai tuoi lettori quante più informazioni puoi e il prima possibile. Al diavolo la suspense. Il lettori dovrebbero comprendere a pieno quel che sta accadendo, dove e perché, così che possano finire la storia da soli nel caso in cui gli scarafaggi mangiassero le ultime pagine.